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Un’altra scatola vuota?

Liceo Scientifico Leggendo alcuni quotidiani, ho avuto modo di notare un deciso “pressing” da parte del preside del Liceo scientifico “Masci” Piervincenzo De Lucia, circa la sicurezza dell’Istituto e la necessità di individuare una nuova sede “unica, moderna e sicura”. Ho letto anche le dichiarazioni, a tal proposito, del sindaco Francesco Ricci, del candidato-sindaco Umberto Di Primio e di Enrico Di Giuseppantonio, presidente della Provincia, ente proprietario dell’immobile in cui si trova il Masci e che paga un affitto, alla Curia, per l’uso di una parte del vicino Seminario. Dichiarazioni tutte orientate verso l’assoluta necessità che il centro storico di “Chieti, città di cultura” non subisca l’ennesimo affronto con lo spostamento, chissà dove, di una autentica istituzione cittadina.

A mio parere due questioni, entrambe molto importanti, sono in ballo: da un lato la sicurezza di chi quotidianamente anima lo stabile e dall’altro il rischio che ci si finisca per trovare di fronte all’ennesima “scatola vuota” in un capoluogo già sin troppo depauperato. E non parliamo di “interessi di alcuni bottegai” come mi è anche toccato di leggere. A persone di cultura non può sfuggire il fatto che il movimento generato dalla presenza di importanti istituzioni, scolastiche e non, sia linfa vitale per una città. E non solo sotto il profilo economico. Basta vedere cosa è capitato a Chieti (città dove tutto sembra essere preceduto da un ex) negli ultimi anni per rendersene conto. La scuola non è sicura? Che le istituzioni intervengano in maniera chiara e decisa. Ci mancherebbe altro. Eliminando anche il sospetto che si sollecitino, facendo leva su studenti e famiglie, prese di posizione che vanno oltre il legittimo desiderio di non usufruire di uno stabile sicuro. Alcune altre considerazioni a margine (spazi per attività sportive e ricreative, assemblee, parcheggi ed altro) richiedono sicuramente attenzione che credo si tratti di problematiche comuni alla stragrande maggioranza degli edifici scolastici nazionali senza che si sia pensato, per questo, di reclamare lo spostamento di sedi storiche ed identificative. Ben vengano i monitoraggi su alcuni edifici che presentano importanti criticità, ma il centro storico cittadino, magari anche scomodo da raggiungere per coloro che abitano fuori Chieti, è forse tutto da evacuare ? L’evacuazione, purtroppo, è in atto da molto tempo. Molto prima del 6 aprile scorso e mi sembra che alcune istanze del Masci siano anche precedenti tale data.

Mi ha fatto piacere notare che politici di diverso schieramento abbiano, per una volta, condiviso questo pensiero. Comune a tanti, anche non bottegai, categoria che peraltro nella parte alta della città va purtroppo assottigliandosi. Si continua a reclamare il ritorno nel centro storico di una facoltà universitaria e poi si paventa l’ipotesi di perdere un altro tassello importante della vita cittadina. Non vorrei, insomma, che si parlasse in futuro di “salita dell’ex Scientifico”. Qualora si dovessero poi assolutamente individuare soluzioni logistiche diverse da quella attuale, la scelta all’interno del centro storico della città, tra una infinità di scatole vuote, sarebbe vasta e imbarazzante. Se poi tutto deve andare verso altre direzioni, il discorso è diverso.

25 novembre 2009   1 Commento     Vota

1 Tom P. { 19.12.2009 alle 17:53 }

Se non ricordo male qualcuno aveva già fatto alcune obiezioni all’opinione esposta nell’articolo:
- le esigenze di sicurezza degli studenti rappresentano oggi una vera priorità;
- non sembra possibile effettuare una vera messa in sicurezza senza traslocare le attività scolastiche;
- una città viva lo è anche negli assetti urbanistici e il cambiamento di destinazione d’uso di alcuni edifici non è mai un problema;
Quindi una opposizione ad interventi necessari motivata dalla paura dello “svuotamento” non mi sembra cosa saggia e su questo penso che possiamo essere tutti d’accordo.  Il problema emerge nello scoprire che esiste una paura del cambiamento irreversibile. Lo spostamento deve comunque imprigionare le scuole nell’antica cinta muraria perché altromenti  il Liceo potrebbe fuggire verso una sistemazione non soltanto sicura, ma anche più comoda, dotata di parcheggi, palestre, auditorium…
Magari!  Qui il mio dissenso con l’opinione esposta nell’articolo diventa forte perché non si possono subordinare le esigenze reali delle persone ad una volontà (ideale) di “salvare” la centralità di Chieti Alta.
Io credo che il naturale attaccamento di molti teatini al proprio “centro storico” abbia generato una paura paralizzante. Quanto più si cerca di trattenere scuole ed uffici in luoghi non idonei, tanto più si preclude il futuro della città che viene così soffocata dalla sua paura di cambiare.  Se il liceo non torna più in via Vernia e l’edificio verrà destinato ad altri usi per i quali risulta più adatto questo non rappresenta un cambiamento negativo, ma positivo. Farà vivere meglio la città.
Di cose da fare ce ne sono molte. Nel mio blog (http://chieti.blogspot.com/) ho fatto una proposta che guarda al turismo scolastico e avrebbe bisogno di strutture recettive che attualmente non esistono e non esisteranno finché permane questa paura paralizzante che impedisce a Chieti di avere una naturale e positiva evoluzione, anche negli assetti urbanistici.

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