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Salvare i posti di lavoro

Gianni Chiodi (Pres. Regione Abruzzo): “A oggi non è ipotizzabile che tutti i dipendenti della casa di cura passino al pubblico”. Bene, anzi male, malissimo.

Lanfranco Venturoni (Ass.re alla Sanità Regione Abruzzo): “35 strutture ospedaliere, di cui 21 pubbliche e 14 private; impossibile mantenerle tutte in piedi”

FONTE: IL CENTRO, sabato 16 gennaio, an de grâce 2010

COMMENTO:

Le ruberie della sanità le vogliamo far pagare ai lavoratori??? Siano più chiari Lorsignori! A lo scrivano, del Gruppo Angelini, n’importa un bel nulla.., ma è ora di dire una parola decisa: SALVARE I POSTI DI LAVORO. Non capisco l’entusiasmo dei media per la revoca dell’accreditamento.. sarebbe come dire che per non far soffrire il cavallo lo si abbatte.., a questo gioco bisogna dire NO. Perché non si anticipa qualche stipendio ai lavoratori?? Perché non si aspetta che la Giustizia faccia il suo corso?? Perché non si cercano acquirenti credibili e non pseudo-imprenditori del sottobosco partitocratico? Io so solo che i giornali della carta stampata rispondono a logiche che non sono cronachistiche, ma politiche. La carta stampata è solo politica, così come molte televisioni. SALVARE I POSTI DI LAVORO a Chieti e ovunque.

A MALI ESTREMI ESTREMI RIMEDI: INTEGRARE VILLA PINI NELLA ASL di LANCIANO-VASTO-CHIETI.

17 gennaio 2010   1 Commento     Vota

1 Luciano Pellegrini { 25.01.2010 alle 18:05 }

Penso, Giovanni Liberato, che sei giovane. Quanti giovani secondo te aspettano un concorso pubblico per far parte della ASL? Sarebbe giusto deluderli ed assumere i lavoratori di un servizio privato senza che si sottopongono ad un esame/concorso? Capisco e sono vicino a loro per il dramma che stanno vivendo. Ma in questa “ baraonda” di ospedali e cliniche private i politici hanno ottenuto voti. Quanti medici hanno scelto di abbandonare il servizio pubblico e fare carriera nel privato? Ora vorrebbero rientrarci dalla finestra, dopo essere usciti dalla porta.
Tieni conto che anche culturalmente questi giovani hanno conseguito una laurea e sarebbe giusto incentivarli. Per poter far vivere i lavoratori di Villa Pini, basta ricorrere alla ormai sfruttata “ cassa integrazione”, cioè soldi pubblici,quindi nostri. Ormai è sempre più reale il detto” tira a campà”, ma accettiamo che si facciano le cose a regola.

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