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Chieti


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Perché Chieti? Probabilmente il nome italico doveva essere Tiati, poiché sono stati rinvenuti didrammi d’argento e monete bronzee (di epoca romana) che recano tale scritta. Dopo il bellum sociale (91-88 a.C.) nascerà il municipium di Teate Marrucinorum, denominazione alla quale siamo tutti maggiormente legati. Nell’alto medioevo la chiesa imporrà la divisione tra Teti maggiore (zona colle gallo sede del quartiere vescovile) e Teti minore (il cuore della vecchia civitas). Dunque per secoli Thieti (in onore alla millenaria leggenda riguardante Achille) si affianca alla denominazione ufficiale di Theate (alla maniera medievale). Intorno alla metà del XV secolo Alfonso I d’Aragona , dichiarandola regia metropolis dei due abruzzi, le cambia nome in Chietti, che diverrà quello attuale nel XVII secolo.

Cronologia storica sommaria:

  • 450.000 a.C. ca.: terrazzi fluviali presso il fiume Alento
  • 2.500 A.C. ca.: tracce di un nucleo abitativo presso La Civitella (zona teatro)
  • 1.000 a.C. ca.: nucleo abitativo in zona Tricalle
  • 304 a.C.: alleanza separata con Roma
  • 91-88 a.C.: istituzione del Municipio
  • 410: Alarico, re dei Visigoti, saccheggia la città
  • 476-493: Odoacre, re degli Eruli, mantiene le istituzioni romane
  • 493-553: i Goti non concedono alcuna prerogativa
  • 553-571: i Bizantini impongono un Duce per l’amministrazione civile e militare
  • 571-801: sede di Gastaldato nel Ducato Longobardo di Benevento
  • 801: i Franchi conquistano la città
  • 801-1085: Contea di Teate (sostanzialmente autonoma)
  • 1085-1194: Contea Normanna
  • 1272: Carlo I d’Angiò la effigia capoluogo dell’Abruzzo Citra
  • 1450 ca.: Theate diventa Regia Metropolis
  • 1526: la sede teatina diventa Arcivescovile e Metropolitana
  • 25/04/1558: Chieti è capoluogo regionale (sede del giustizierato)
  • 1646: rivolta popolare per rimanere demanio pubblico
  • 18/10/1860: trionfali accoglienze a Re Vittorio Emanuele II
  • 24/03/1944: Chieti è “Città Aperta”

Chieti, a 330 metri sul livello del mare, sorge su una collina che divide le acque affluenti nel fiume Pescara da quelle del bacino dell’Alento e, più in là, le masse della Maiella e del Gran Sasso dalle piane dell’Adriatico, in una varietà di panorami unici per ricchezza e varietà di paesaggi. È una delle città più antiche d’Italia, dalle origini leggendarie. Denominata classicamente Teate, Chieti fu capitale del popolo Marrucino e, successivamente, vicina a Roma, con cui si alleò più volte contro Annibale, Pirro e Perseo re della Macedonia, a Pidna. Dopo le guerre sociali combattute nella Lega Italica, entrò definitivamente nell’orbita romana ed acquistò grande prosperità grazie alle numerose famiglie locali legate ai circoli più in vista della capitale. Suoi fondatori sarebbero stati i Pelasgi che la eressero in onore della ninfa Teti; Ercole l’avrebbe costruita 53 anni prima della caduta di Troia, 494 prima della fondazione di Roma, secondo quanto narra il Nicolino. Ancora se ne attribuisce l’origine a profughi troiani o, secondo Strabone (storico e geografo greco del I secolo a.C.), ad una colonia arcadica che chiamò la città Tegeate in memoria di Tegea, centro fiorente dell’Arcadia. Secondo altri la città addirittura sarebbe stata edificata da Achille, più credibile dai suoi compagni che lo chiamarono Teate in onore di sua madre. La popolazione di Chieti, affezionata alla leggenda di Achille, ha consacrato l’eroe sullo stemma della città rappresentandolo su di un cavallo rampante mentre regge con la mano destra una lancia in atto di combattimento e con la sinistra uno scudo su cui appare una croce bianca in campo rosso con quattro chiavi che, essendo separate, si suppongono riferite alle quattro porte della Chieti antica. Cominciò a decadere con la fine dell’impero e, quasi distrutta dai Goti, fu vessata dai Bizantini e inclusa dai Longobardi nel ducato di Spoleto, prima, e in quello di Benevento, poi, finché divenne contea sotto i Normanni con giurisdizione su un vastissimo territorio della regione. Conobbe, in seguito, momenti di grande sviluppo con il dominio Angioino e, ancor più, con gli Aragonesi che la posero a capo di tutti gli Abruzzi, concedendole anche la facoltà di battere moneta. Nel secolo XV, infatti, Chieti vide il sorgere di numerose opere architettoniche che ne rinnovarono l’aspetto, come l’erezione della Torre Arcivescovile e l’ammodernamento delle sue principali chiese fondate nel secolo precedente: la cattedrale di S. Giustino, S. Maria della Civitella, S. Francesco e S. Agostino. È nel 600, comunque, che la città assunse la fisionomia che tuttora la caratterizza, ad opera soprattutto del potere ecclesiastico. I vecchi conventi rinnovarono il loro apparato e nuovi ordini religiosi, in gara tra loro, innalzarono imponenti edifici nel più puro spirito controriformistico, mentre si completò il grandioso palazzo del Seminario Diocesano. Giunsero a Chieti i Gesuiti e gli Scolopi che vi organizzarono importanti collegi, autentici centri di cultura, e il nome della città si diffuse nel mondo grazie ai padri Teatini di S. Gaetano Thiene, cofondatore della Congregazione omonima insieme con Giampiero Carafa, Arcivescovo di Chieti e poi papa Paolo IV. Nello stesso tempo fiorirono S. Camillo De Lellis, fondatore dei Chierici Regolari degli infermi, e padre Alessandro Valignani gesuita missionario in Cina, India e Giappone. Nel secolo XVIII la città godette di una particolare floridezza, approfittando delle riforme illuminate di Carlo III di Borbone, e partecipò al risveglio culturale nazionale aderendo all’accademia dell’Arcadia fondando una colonia denominata “Tegea” voluta e vivacizzata dal marchese Federico Valignani. Con l’unificazione nazionale, a cui Chieti partecipò con vivida sensibilità, la città acquistò un respiro più ampio che trovò campo di realizzazioni economiche e sociali di rilievo, grazie anche alla nascita delle vie ferrate e alla stazione dello Scalo, vero volano delle potenzialità presenti nella valle.

(tratto da Il Muro)